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La morte condivisa PDF Stampa E-mail
Mistero - Mistero
Scritto da Andrea Governi   
Venerdì 10 Gennaio 2014 00:00

Chi può dire con fermezza che nessuno è mai stato dall’altra parte? La morte viene oggi riscoperta nel suo significato più puro grazie alle testimonianze di numerosissimi soggetti che affermano di aver avuto l’opportunità di stare con un piede in una dimensione diversa dalla nostra, che comunemente viene identificata come aldilà, in seguito ad eventi traumatici o malattie che avevano, anche solo per pochi attimi, provocato l’assenza di battito cardiaco, di attività respiratoria e cerebrale. Tutte frottole?

Fantasie frutto di egocentrismo sfegatato di qualcuno che non avendo avuto la possibilità di vivere sotto i riflettori di un palcoscenico cerca di far colpo sugli altri cavalcando un frangente sfortunato della sua vita? L’effetto sconosciuto e paradossale che possono provocare sostanze medicinali anche in assenza di alcuna somministrazione? Punti di vista. In questa vita tutto dipende dai punti di vista!forse la realtà come di contro la fantasia, altro non è che qualcosa creato inconsciamente da noi stessi; quindi ciò che per me è giallo per qualcun’ altro è rosso o verde o blu! Tuttavia perché negare che in buonafede qualcuno possa vedere ciò che noi non abbiamo visto o veda qualcosa diversamente da noi? La soggettività forse è un concetto più ampio rispetto a come la reputiamo?
Centinaia e centinaia sono i casi di nde, le esperienze di premorte vissute da soggetti che dichiarati morti clinicamente o che per traumi o malattie versavano in uno stato di compromissione fisica tale che la morte sarebbe potuta essere l’unico futuro certo, sono poi sopravissuti, in alcuni casi anche solo il tempo necessario per deporre la loro testimonianza, e hanno raccontato che il sonno eterno riguarda solo le nostre spoglie e non l’anima, destinata invece a continuare la sua esistenza altrove.
Ancora più sorprendenti sono i casi di “morte condivisa”. Si tratta di esperienze molto particolari, vissute da persone che hanno condiviso il momento della morte di un parente o amico o semplicemente di un assistito e che hanno potuto testimoniare un qualcosa fuori dall’ordinario. Il Dr Raymond Moody è un medico e psicologo americano che da più di trent’anni si occupa dello studio di esperienze di premorte e scrive saggi sul genere che hanno riscosso un successo enorme con la vendita di milioni di copie. I punti salienti delle testimonianze che Moody ha raccolto sono varie e raggruppate in sette categorie che tuttavia non compaiono mai tutte insieme nella stessa esperienza. Il cambiamento della geometria degli spazi;la luce mistica; la musica e le melodie; l’esperienza extracorporea; la corevisione della vita del defunto; l’incontro con regni spirituali extraterreni; la nebbia che scaturisce dal morente.
L’elencazione degli elementi sopra riferiti ha senso unicamente raccontando i casi specifici. Tra questi risulta essere molto interessante l’esperienza extracorporea, caso in cui un soggetto percepisce con intensità di essersi spostato in una posizione dalla quale può osservare il suo corpo fisico da una posizione più elevata della stanza. Da quella prospettiva, come attraverso una personificazione o bilocazione, è in grado di osservare la propria interazione col morente. Tra le esperienze raccolte dal Dr. Moody nel suo saggio “Scheggie d’eternità”viene raccontata la storia di una quarantottenne della Georgia che percepì una intensa ondata di calore nel momento in cui il padre spirò tra le sue braccia. In concomitanza udì un suono molto forte come il motore di un jet che va su di giri. Fluttuò fuori dal suo corpo e scorse se stessa che guardava il padre che moriva. Allo stesso tempo si presentarono delle immagini vivide della sua infanzia, avendo l’impressione che il padre desse voce alle scene come davanti a vecchi filmini di famiglia. Le immagini comparivano da una luce recepita come un’ entità mistica.
Tra gli altri casi viene raccontata la testimonianza di una donna che assistette il figlio quindicenne fino al momento della sua dipartita. Quando il figlio spirò tra le sue braccia sentì il suo corpo come attraversato da una corrente elettrica. La forma della stanza cambiò e al posto della camera d’ospedale si trovò immersa in una luce immensa da cui scaturivano le immagini di tutta la breve vita del figlio che si trovava allo stesso tempo morto nel letto e gioioso nella luce ad osservare quanto gli veniva mostrato. La donna vide scene di cui aveva perso il ricordo e altre che non conosceva per nulla. La luce venne identificata dalla madre del morente come Cristo, tuttavia percepì che all’entità divina o mistica di luce poco interessasse come veniva identificata, ma ciò che importava era semplicemente l’amore intenso, smisurato e gratuito che emanava. Un’ esperienza che fu capace di infondere gioia e consolazione nonostante la gravità della perdita.
I casi di morte condivisa sarebbero veramente tantissimi. Tutti pongono come fulcro l’entità spirituale di luce, l’amore ineffabile trasmesso da essa e la pace che infonde sia nel morente che nell’altro soggetto coinvolto. A chi è scettico verrebbe subito in mente che si tratti di allucinazioni causate dal trauma. >Tuttavia le coincidenze sono troppe! Vengono posti in rilievo avvenimenti sconosciuti di una vita altrui che poi risultano essere accaduti realmente. Viene trasmessa a chi rimane una pace ingiustificata che perdura nel tempo. L’entità di luce viene assimilata come un essere divino anche da chi non ha mai avuto educazione religiosa o in assenza di professione di qualsiasi credo religioso.
La scienza per quanto si espone più di tanto in affermazioni che potrebbero essere pericolose. Eintein diceva che la scienza senza la religione è zoppa. La religione senza la scienza è cieca.
E’ senza dubbio lodevole il lavoro compiuto dal Dr. Moody che con grandissimo impegno squarcia il velo di dolore che viene conferito alla morte dandole una dimensione più sopportabile grazie alla testimonianza di chi ha avuto la possibilità di vedere oltre.

 

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