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Chi sono i “Figli dell’anima”? PDF Stampa E-mail
Libri - Libri
Scritto da Erika Carta   
Mercoledì 26 Marzo 2014 12:34

Un romanzo che ci fa tornare indietro nel tempo, precisamente nella Sardegna degli anni ’40 e ’50. Nel libro “Figli dell’anima” Daniela Frigau, ragazza Burcerese di 28 anni, racconta il tema della povertà e il contrasto tra gli ambienti ricchi e gli ambienti poveri. In questo libro, l’autrice, narra la storia di quattro fratelli nati poveri, costretti a vivere senza amore, ma il racconto si concentra soprattutto sulla figura del Padre “Padrone” e sulle due protagonisti che diventeranno poi “Figlie dell’anima”.


A regnare nelle case dell’epoca c’era il così detto “Padre Padrone”: il mero riflesso del sistema familiare di quel tempo, fortemente patriarcale. Ai figli e alle stesse mogli non restava che ubbidirgli, senza possibilità di scelta; nello stesso sistema in cui, in alcuni casi, un figlio valeva meno di un sacco di farina. Accanto a questa figura c’è anche quella di “Figlia dell’anima”, bambini costetti a vivere presso una famiglia di adozione che il più delle volte era abbiente o desiderosa di avere dei figli, in quanto sterile.

“Saremo diventate figlie dell’anima della signora Wilma”; in questo verso del libro Rosa, la vera protagonista del racconto, capisce che sarebbe diventata figlia dell’anima, e con lei anche la sorellina Rita. Esse vengono vendute dal padre ad una famiglia benestante in cambio di denaro, la vera ragione di vita di quell’uomo, vuoto di sentimenti e di emozioni. Rita, la più piccola tra i fratelli, viene accolta subito come un membro della famiglia, la Signora Wilma si interessa alla sua crescita, alla sua istruzione e alla sua formazione, Rosa invece diventa una collaboratrice domestica: aiuta in casa e, al contrario della sorella, viene trattata come una serva. Il paradosso sta nel fatto che anche Rita non vede più Rosa come sua sorella, ma come la serva della sua famiglia e la tratta come tale; non c’è più il rapporto di prima, quello che si instaura tra due sorelle.

Questo romanzo è molto scorrevole e ben scritto. Mentre lo leggevo, nella mia mente ricreavo le situazioni e le vicende che leggevo. E’ interessante capire come si viveva prima nei piccoli paesini della Sardegna e come si è evoluta oggi la società, la differenza tra ieri e oggi, ma soprattutto questo racconto aiuta a capire il rapporto tra padre e figli, com’era prima e come si è evoluto adesso tale rapporto.

Concludo con una frase dell’autrice del libro, Daniela Frigau: “Leggere in un romanzo le storie passate, permetta di far vivere frammenti del nostro bagaglio storico-culturale a chi non li ha vissuti e di farli rivivere a chi li ha sperimentati dal vivo”.

Ultimo aggiornamento Venerdì 11 Aprile 2014 11:46
 

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