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Trapianto d'organi ma non solo PDF Stampa E-mail
Mistero - Mistero
Scritto da Andrea Governi   
Venerdì 06 Giugno 2014 11:15

Per gli antichi Egizi il cuore era la sede dell’anima. Unico organo interno a non essere rimosso durante il processo di mummificazione. Unico organo a decretare, se più leggero di una piuma, la vita eterna nell’aldilà, o la condanna alla morte definitiva, che avveniva sotto le fauci della Dea Ammit, ibrido tra un coccodrillo, un leone e un ippopotamo. Forse, ancora una volta, il tempo è stato galantuomo per la civiltà egizia. Possiamo infatti deporre a favore di chi è propenso a supporre che i popoli antichi non fossero degli impostori, bensì che quanto professarono e che a noi, figli dei tempi moderni, pare essere assurdo, avesse invece un fondamento oggettivo.


Claire Sylvia è una donna che ha subìto il trapianto di cuore e polmoni. Le  ultime parole rivolte al medico prima dell’intervento furono : ” Va bene. Fai quello che devi ! ”. Dopo dodici lunghissime ore d’intervento chirurgico in cui le furono trapiantati cuore e polmoni di un donatore anonimo diciottenne, deceduto negli stati Uniti, per un incidente stradale. Al suo risveglio Claire Sylvia non era esattamente la stessa persona di prima. Dopo i primi periodi di esistenza ovattata all’interno di un reparto d’ospedale, Claire cominciò una lunga convalescenza, dominata da pensieri dubbiosi sul suo avvenire, ma anche da sentimenti d’infinita gratitudine nei confronti di chi aveva reso possibile che la sua vita potesse continuare.
Quando ancora era degente in ospedale, due reporters andarono ad intervistarla, perché era stata la prima persona a sottoporsi ad un simile intervento chirurgico. Alla domanda su che cosa desiderasse di più di ogni altra cosa, ora che aveva avuto un così grande miracolo, la sua risposta fu alquanto bizzarra: ” Stò morendo dalla voglia di una birra adesso!”
Sicuramente, per quanto sia legittimo per chi ha percorso a ritroso la via che conduce all’altro mondo desiderare qualsiasi cosa, i giornalisti non si sarebbero mai aspettati una risposta del genere, soprattutto da una ex ballerina professionista, una donna dalla particolare delicatezza.
La stessa Claire fu mortificata dalla sua franchezza, soprattutto, rimase stupita dal fatto che, per quanto non avesse mai assaggiato neanche un sorso di birra nella sua vita, era certa che solo tale bevanda avrebbe potuto placare l’insostenibile arsura.
Alcuni giorni dopo Claire Sylvia cadde in un profondo stato di crisi d’dentità. Per quanto ciò possa essere normale, soprattutto per una persona consapevole di essere stata in punto di morte, Sylvia provava uno strano disagio in quanto non si riconosceva nella stessa persona che era stata prima dell’operazione. Sentiva in lei qualcosa di diverso, una sorta d’interferenza in quelli che erano e sarebbero dovuti continuare ad essere le sue abitudini e gusti. Claire, più il tempo passava, più si sentiva diversa. Si sentiva sempre più mascolina. La sua personalità, anche a detta dei parenti più stretti, aveva assunto una sfaccettatura diversa. Era senza dubbio più indipendente, più sicura di se stessa, più forte fisicamente, più virile. Per quanto non ritenne opportuno cambiare le sue abitudini sessuali, Claire cominciò a sentirsi attratta dalle donne bionde e in carne.
Sapeva bene che dentro di se era successo qualcosa che superava di gran lunga il solo aspetto scientifico del trapianto di cuore e polmoni. Claire era conscia del fatto che qualcosa della personalità del suo donatore ormai si era mescolato con la sua personalità, e ciò in maniera irreversibile. Per Claire la certezza di quanto pensava arrivò con un sogno. Un ragazzo dai capelli color sabbia di nome Tim L. comparì nel suo sogno, trasmettendole la certezza che era proprio lui, il donatore di cuore e polmoni .
Claire Sylvia cominciò ad investigare su chi potesse essere davvero stato il suo donatore. Tuttavia, negli Stati Uniti, la legga sulla privacy  non permette di conoscere nulla riguardo ai donatori e alle loro famiglie, ed è una tutela molto rigida.
Per puro caso la donna conobbe un certo Fred, il quale dopo un periodo di frequentazione con  Claire, sostenne di aver sognato il necrologio del donatore d’organi. I due si recarono a Boston, la città più vicina in cui si sarebbe potuto verificare l’incidente, e cominciarono insieme l’attività di ricerca sui giornali del periodo in cui Claire era stata sottoposta al trapianto. Quando trovarono il necrologio di Thimothy Lamirande, morto d’incidente motociclistico, riconobbero in lui Tim L del sogno.
A volte i sogni non sono soltanto la riprogrammazione dei pensieri della nostra mente durante il sonno. Se poi, oltre alla sensazione netta di essere esperienza reale si uniscono degli indizi precisi, allora diventano un qualcos’altro che possiamo chiamare, anche se in modo approssimativo, premonizioni.
Claire Sylvia decise allora d’incontrare la famiglia del motociclista defunto. Bastarono pochi minuti di conversazione per comprendere che le coincidenze erano un qualcosa che non si sa qualificare. La foto di Timothy fu la rivelazione che talvolta chi è andato oltre ha la possibilità di manifestarsi in sogno.
Certamente ci sono eventi, casi o coincidenze molto più forti della tutela che offre la legge americana sulla privacy  rendendo impossibile conoscere chi sia il donatore d’organi sia al trapiantato che all’equipe medica.
Esiste, quindi, un luogo nel nostro corpo, che non sia il cervello, dove può risiedere l’anima o parte di essa? Se così non fosse, è possibile che lo spirito o  l’anima di un defunto possa veicolare il suo cuore ancora pulsante, superando anche ostacoli di varia natura, per portare ai propri cari il messaggio che egli è ancora vivo, sia su questa terra che in un’altra dimensione?

 

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