Il Truffacuori, film andante con brio Stampa
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Scritto da Flavia Attardi   
Martedì 22 Febbraio 2011 13:14

Alex Lippi di professione fa il terminator di relazioni su commissione. Se amici o parenti ritengono che un loro caro (o cara) sia bloccato in un rapporto senza prospettive, l’agenzia di Alex studia il caso con attenzione e decide la strategia di intervento. Il copione è sempre lo stesso: Lippi seduce l’ignara vittima e la spinge a trovare in sé le motivazioni e la forza per interrompere il legame di coppia superfluo. Alex non lavora da solo, la sua è un’agenzia familiare di cui fanno parte la sorella e il cognato, entrambi abilissimi nel camouflage e nelle indagini preliminari che pongono le basi per l’intervento sul campo, di norma risolutivo. “E se torna con il subnormale?” chiede un committente, “Mai successo” dichiara convinto Lippi all’inizio del film in uno spot che fa dichiaratamente il verso alle Charlie’s Angels.

Detta così la storia è fin troppo banale ma ai film francesi tutto si può rinfacciare tranne che l’essere scontati. Da subito si capisce che la squadra di Alex è assolutamente scalcagnata e non ha poi tanto in comune con il dream team messo insieme dal mitico Charlie: abiti costosi, auto da favola, biglietti aerei e attrezzature tecniche all’avanguardia sono strumenti di lavoro indispensabili al seduttore seriale ma i tre sono ormai sull’orlo del fallimento e devono accettare una commessa impossibile per sopravvivere.

La deontologia – non si interviene in caso di coppie felici – e il buonsenso cedono il passo alla necessità quando un creditore personale di Alex si fa vivo con mezzi poco urbani e non rimane che partire per quella che si presenta come una vera e propria mission impossibile.

Il film non è un capolavoro della cinematografia moderna ed è stato stroncato senza pietà dal pubblico americano (troppo inverosimile e senza ritmo, secondo i più benevoli) e da molta critica europea (che lo ha definito noioso e ripetitivo) ma si lascia guardare con piacere grazie alla bravura degli attori. Il protagonista Alex Lippi è portato sulla scena dal Romain Duris che molti ricorderanno in Gadjo Dilo, pellicola indipendente del 1997: gran faccia da schiaffi, impertinente e stropicciato, il suo personaggio è un eroe imperfetto, dai molti talenti e dalla poca costanza (rimprovero del padre che gli viene ripetuto come un mantra da tutti: “Alla prima difficoltà ti sgonfi”) capace di stupire sul finale. Vanessa Paradis è stilosa ma simpatica nella sua interpretazione di Juliette Van der Becq, viziata rampolla destinata a un matrimonio perfetto ma prevedibile con il suo Mr. Right (Jonathan, interpretato da Andrew Lincoln). Soprattutto, dopo tanta bellezza patinata sul grande schermo, finalmente una donna affascinante in maniera non convenzionale: magrissima, certo, ma dotata di un sorriso e di un viso decisamente fuori dagli schemi, come l’istrionico e talentuoso Johnny Depp, suo compagno nella vita. Riuscita anche la scelta di Julie Ferrier e di François Damiens nel ruolo della protettiva sorella dall’innato senso pratico e del cognato, simpatico pasticcione. Poco oltre la caratterizzazione, anche se divertente, il personaggio dell’amica Sophie (Héléna Noguerra).

In sintesi, cento minuti e rotti di evasione col sorriso sulle labbra, nulla di più ma neppure di meno. Astenersi (se non si è) perditempo: la nouvelle vague può attendere.

Flavia Attardi

Ultimo aggiornamento Giovedì 03 Marzo 2011 15:22