Michelle Williams supera sé stessa Stampa
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Scritto da Margherita Sanna   
Lunedì 04 Giugno 2012 20:46

Marlyn Monroe è un’icona. Un simbolo. Interpretarla senza sbagliare è stato sempre impossibile. Troppo difficile rendere il fascino unico e indimenticabile di questa donna, consacrata nella storia della nostra società. Ma Michelle Williams c’è andata molto vicina, fascinosamente vicina. È spettacolare vederla rivivere in lei.

 

La Jenny di Dawson’s Creek ha ceduto totalmente il passo ad un’attrice matura e consapevole che è stata in grado di compiere un miracolo sullo schermo. Marilyn rivive nella Williams, con garbo, decisione, con tutta la fragilità della “grande diva” che ci ha lasciati troppo presto. Finalmente nelle sale italiane “Marilyn” di Simon Curtis (lo stesso regista che ci ha regalato quel meraviglioso “Il discorso del re”) è visibile da venerdì e già sta raccogliendo consensi pressoché unanimi. È impossibile non ammirare la bravura della Williams in questa pellicola che non eccelle, ma restituisce un’immagine della diva verosimile e mai esasperata. Ottimo cast ad affiancarla, a partire dagli attori di solida formazione come Kenneth Branagh (nomination Miglior attore non protagonista) al Premio Oscar Judi Dench. Meritatissimo dunque il Golden Globe come Migliore attrice in un film commedia o musicale a Michelle Williams, ma l’intero cast, anche nei ruoli meno sviluppati (da notare un’Emma Watson che riesce a farci dimenticare di essere cresciuta con Hermione), riesce a costruire un’atmosfera verosimile e tremendamente prossima a ciò veramente accadde durante la lavorazione de “Il principe e la ballerina”, il film che nel 1957 realizzò Laurence Oliver, l’ultimo a causa proprio della Monroe. “Marilyn” di Curtis si basa sui diari scritti da Colin Clark (interpretato con credibile genuinità da Eddie Redmayne) che incontrò la Monroe al suo primo lavoro come aiuto regista, innamorandosene follemente. Il titolo originale del film “My week with Marilyn” riesce ad esprimere perfettamente la fugacità di quel momento, così leggero per la diva, e così invece pregnante per il giovanissimo Clark, tanto da scriverne ancora dopo. “Il primo amore è una dolce disperazione” che Curtis fa rivivere sullo schermo, così sognante, così perfettamente chimerico, soprattutto quando si tratta della Stella del Mondo, la donna impossibile vissuta in un attimo, in un momento, inciso per l’intera esistenza. Perfetta la scelta di incentrare tutto solo durante le riprese del film, in modo da fotografare quell’istante in cui due modi e mondi di fare l’attore si scontravano e affrontavano, quello classico, con quello di puro talento e volubilità di Marilyn. Perfetta la scelta di non mostrarci il seguito, il dipanarsi successivo delle vite di ognuno dei protagonisti. Una fotografia di un’epoca è “Marilyn”. Quest’anno il cinema ha inusualmente proposto diverse pellicole su personaggi femminili perfettamente riuscite, la Thatcher, Aung San Suu Kyi, ma riproporre un film su Marilyn Monroe è stata una sfida quantomeno rischiosa. Vinta meravigliosamente grazie a una Michelle Williams imperdibile nella sua bravura.

Margherita Sanna

Ultimo aggiornamento Martedì 05 Giugno 2012 19:01