Zingaretti al Massimo di Cagliari Stampa
Teatro - Teatro
Scritto da Margherita Sanna   
Sabato 22 Gennaio 2011 00:00

Per cinque giorni Luca Zingaretti ha omaggiato Cagliari della sua presenza. L'attore infatti, ha recitato al teatro Massimo nell'ambito della rassegna di prosa organizzata dal Cedac. Sei repliche, due incontri pubblici in cui l'attore è stato intervistato dal pubblico, l'ultimo presso la Sala Ersu giovedì 18 gennaio. È proprio in quell'occasione che Zingaretti ha affermato “La Sirena è una fiaba per adulti, metafora dell'amore e dell'amicizia.La magia del teatro è che tutti la trovino così reale e vera”. La sua fiaba è apparsa di carne e passione, tanto viva da riuscire a catturare l'attenzione di un pubblico perlopiù costituito da studenti delle scuole superiori. La Sirena è una piccola ostrica in fondo alla produzione narrativa di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, infatti l'autore l'ha scritto negli ultimi mesi di vita quando era già gravemente malato, lo stesso titolo “Lighea”, gli venne dato dalla moglie tre anni dopo. Pubblicato postumo nel 1961, con il titolo Lighea, è stato riscoperto anche dal regista Giuseppe Tornatore che nel settembre 2010 ne ha pubblicato un audio libro (edizioni Full Color Sound) con la sua voce, quella sensuale e calda di Jasmine Trinca, e le musiche originali di Ennio Morricone.

 

La storia, ambientata nella Torino del 1938, è innanzitutto il racconto di un'amicizia tra due generazioni d'uomini differenti: il primo, Paolo Corbera, un giovane elegante, unico discendente di una ricca famiglia siciliana, i Corbera di Salina, redattore de “La Stampa”, amante delle belle donne tanto da averne più d'una contemporaneamente; l'altro, Rosario La Ciura, settantacinquenne, abbigliato sempre con un vecchio cappotto, brutto, che sputa sempre, con le unghie non sempre pulite, ma il più illustre Ellenista dell'epoca, che sembra avere una passione carnale per i suoi studi, coltissimo e misantropo, mai in compagnia di alcuna donna. Il loro incontro si svolgerà in un caffé di via Po, “un ade popolato di larve”, nel quale Paolo Corbera si rifugerà per riposarsi dalla sua gaudente vita. Dall'iniziale diffidenza e ostilità del senatore La Ciura si passerà nel corso di circa cinque mesi, dal tardo autunno alla primavera del 1939, a una vera e propria amicizia, tra flashback paesaggisti che ci catapultano nella Sicilia naturale più affascinante che ci sia, l'odore della salsedine, il sapore dei ricci di mare verso cui il senatore nutre una vera e propria adorazione, il profumo del rosmarino sui monti Nebrodi.

Fino al punto in cui Paolo Corbera verrà fatto parte del grande segreto del senatore: la sua storia d'amore nell'estate del lontano 1887 con una sirena, Lighea, figlia di Calliope, che parlerà con lui in greco, e che l'amerà come solo una creatura divina può fare, e prometterà al giovane studioso che allorquando lui avesse deciso di buttarsi nelle acque lei l'avrebbe accolto. Momento simbolico per eccellenza questo, all'interno della narrazione, che Zingaretti, il quale si è occupato della drammaturgia del testo, ha ben sottolineato con un cambio di leggio, per passare dalla realtà narrativa al mito. La messa in scena dell'attore romano è priva di sbavature, pulita, essenziale. Una scena quasi nuda, illuminata solo sul leggio e, quando suona, sul fisarmonicista Fabio Ceccarelli. Lo spettatore dapprima disorientato dalla natura di questo spettacolo, si lascia poi trascinare dalla voce vigorosa di Zingaretti, dai suoi gesti ampi attraverso i quali Corbera e La Ciura prendono forma sul palco.

La bravura dell'attore è tale che nel bel mezzo della narrazione il pubblico gli tributa un applauso fragoroso, perché nel suo ritorno alle origini eccelle, Zingaretti infatti dopo aver studiato presso l'Accademia d'arte drammatica nazionale Silvio D'Amico ha lavorato per anni nel teatro con Luca Ronconi in una produzione che va dal teatro classico (“Tito Andronico” di Shakespeare) a quello moderno (“Le tre sorelle” di Checov). Chiude lo spettacolo con la recitazione di due poesie (di Montale e Saba), perché - ogni volta che ritorno in un posto mi festeggio recitando una poesia. Questa la dedicherò a tutte le donne presenti in sala, è la poesia più bella di Montale, che dedicò alla sua compagna di una vita - “Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino”. E sarà così che, gli spettatori scenderanno le scale del teatro Massimo, ancora rapiti negli abissi della Sirena.

 

Margherita Sanna