La Falchi in finale al Premio "Avamposti d'Autore" Stampa
Teatro - Teatro
Scritto da Margherita Sanna   
Mercoledì 21 Settembre 2011 17:16

Francesca Falchi, eclettica e giovane drammaturga sarda, è arrivata in finale al Premio di Drammaturgia "Avamposti d'Autore", organizzato dal Teatro delle Donne, tra le cui ideatrici vi è la nota scrittrice Dacia Maraini.Tema di quest'edizione: L'immagine e il corpo della donna. Un concorso questo, che si svolge a Calenzano, inserito nel contesto del festival di Calenzano, e vede, nel corso di una settimana (dal 16 al 24 settembre), alternarsi eventi come il premio drammaturgico, pièce teatrali (sul palco quest'anno “Lo schifo”, opera teatrale su Ilaria Alpi, “Lady Grey” con Isabella Ragonese, ecc..), dibattiti letterari, letture e mostre.

Un evento ricco che attraverso la molteplicità dei mezzi comunicativi pone in primo piano l'identità femminile e le sue forme di rappresentazione. Un festival che, a giudicare dal numeroso pubblico che lo segue, riempie il vuoto di luoghi in cui discutere della Donna, come protagonista della narrazione e della storia.

Francesca Falchi, che già ha solcato i teatri sardi con opere scritte da lei e frutto di anni di studio, quali ad esempio “Il lupo e il cielo spinato. La favola nera di Esther H”, opera teatrale su Etty Hillesum, un'ebrea deportata nei campi di concentramento, ritorna a teatro. È solo del 13 giugno di quest'anno la sua presentazione a Roma di “Der Puff – Frammenti incarnati di corpi internati”, sua opera teatrale sulle donne lesbiche durante il periodo nazista in Germania, e ritorna ora con un'altra opera sullo sfondo di un'altra dittatura. Questa volta il Fascismo. Infatti "DEGENERATION/DEGENDERATION, il fantasma della tribade" (questo è il titolo dell'opera) – come afferma lei stessa - traccia un ritratto della condizione delle lesbiche in epoca fascista, ironizzando sul binomio moglie-madre, tanto caro alla propaganda, binomio che non lasciava spazio a nessuna alternativa. Il titolo riprende una definizione adottata da Barbara Spackman nel suo libro Decadent genealogies e citata in Decadent subjects: the idea of decadence…di Charles Bernheimer, Thomas Jefferson Kline, Naomi Schor, pg.150: “[…] no longer the guarantor of difference, woman is now the irresistibile agent of its subversion. She is the primary agent of degeneration, which, as Barbara Spackman observes in her insightful book Decadent genealogies also degenderation”.” The influence of degeration,” write Lombroso, “tends to bring the two sexes together and to confuse them, through an atavistic return to the period of hermafroditism”. Prendendo spunto dalla raccolta di saggi contenuti ne Fuori dalla norma-storie lesbiche nell’Italia della prima metà del Novecento, a cura di Nerina Milletti e Luisa Passerini, il breve testo teatrale contiene in sé il racconto delle storie lesbiche taciute, rimosse, punite perché non “ammesse” da un regime che manipolava l’immagine della donna fino a convincerla di un dualismo “naturale” che ne limitava l’azione, soffocava le aspirazioni, schiacciava le emozioni “non convenzionali”. Dunque perfettamente in linea con il tema del concorso: l'identità femminile. Attraverso la sua narrazione infatti – così com'è accaduto per Der Puff- scopriamo qual era la rappresentazione della donna nell'epoca fascista, e quali e quante forme di abuso dovesse subire. Perché essere donna e lesbica – allora, ma ancor oggi – è un processo di costruzione del sé difficile da mettere in atto, inficiato da una società che ha relegato la donna nella “casa”.

Interessante e nuovo, lo studio di Francesca Falchi – che già annovera in tutta la sua carriera una particolare tensione verso le tematiche sul genere femminile- si preannuncia come un'opera di spessore che potrà essere fruita non solo per conoscere la condizione omosessuale durante il Regime – di cui poco si sa e ancor meno si parla- ma anche per future ricerche, in quanto essa stessa è la sintesi di un intenso lavoro di ricerca. E certamente, lavori come quello di Francesca Falchi, portano onore e merito alla nostra Isola, che ha bisogno di dimostrare sempre il proprio valore e le intelligenze che porta in seno.

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Margherita Sanna

 

nelle foto Francesca Falchi (a sinistra) e Rita Atzeri



Intervista a Francesca Falchi

di Margherita Sanna



Diario24Notizie: Com'è nata l'idea della tua opera?

Francesca: è la seconda parte di una trilogia incentrata sul lesbismo ed i regimi totalitari. Questo testo nello specifico riguarda il trattamento riservato alle lesbiche durante il fascismo. Si tratta di un corto teatrale, come appunto richiesto dal concorso. Ma è un buon punto di partenza per sviluppare una drammaturgia completa e definitiva.

Diario24Notizie: Una trilogia... dunque c'è in elaborazione un altro testo?

Francesca: Sì, il terzo riguarderà le lesbiche ed il comunismo. Nello specifico il trattamento riservato in Russia agli omosessuali. Pensa che solo nel 1993 in Russia l'omosessualità cessa di essere un reato...trovare materiale sulle lesbiche è molto difficile, ma qualcosa c'è.

Diario24Notizie: Come mai ti sei avvicinata alla tematica omosessuale? Cosa ti ha spinto verso questo nuovo orizzonte di studi?

Francesca: Devo dire che è stato casuale nel senso che non ho deciso deliberatamente di affrontare questa tematica da comparatista (mi sono laureata con una tesi in letteratura comparata), mi piace seguire le tracce. Partendo dalla storia di Etty Hillesum sono arrivata alle lesbiche deportate nei campi di concentramento e da lì al fascismo e all'idea del lesbismo nei “regimi”, anche se io non credo al caso. Il dovere di chi scrive è ascoltare e qualcuna aveva bisogno di me per non essere dimenticata. Anche se è evidente che da Etty Hillesum alle lesbiche russe il salto è piuttosto lungo!

Diario24Notizie: Affrontare questo tipo di tematiche ti ha dato uno sguardo diverso verso la nostra società e i diritti omosessuali?

Francesca: Non ho mai avuto alcun pregiudizio perché vengo da una famiglia che mi ha sempre insegnato il rispetto verso l'altro. Credo che ciò che manchi oggi è proprio questo, e non è una questione di eterosessuali od omosessuali: manca proprio il rispetto verso l'altro da te. L'empatia è ciò che manca in questo terzo millennio. Mettersi nei panni dell'altro, comprenderlo e rispettarlo. Se il mondo si salverà, lo farà solo con un rinnovato avvento dell'empatia.

Diario24Notizie: Hai avuto un riscontro delle tue ultime opere sul mondo omosessuale? Il tuo lavoro su lesbiche e nazismo è stato presentato ad un famoso festival di drammaturgia omosessuale...

Francesca: esatto! Il Garofano verde, da un'idea di Rodolfo Di Gianmarco, il critico teatrale di Repubblica. A Roma con il primo studio di Der Puff che raccontava la deportazione delle lesbiche nei campi di concentramento, una spettatrice mi ha detto: “se lo rifarai ti riempio il teatro. Porto tutte le mie amiche! Avevo visto un'altra opera teatrale sui campi di concentramento, ma questa non la sapevo proprio!” Mi piace scoprire e far scoprire cose nuove anche alle militanti.

Diario24Notizie: Quest'ultima opera teatrale la manderai in scena?

Francesca: Prima dobbiamo portare in scena insieme a Rita Atzeri, mia compagna in quest'avventura romana, l'allestimento definitivo di Der Puff. È un progetto del 2012 del Crogiuolo, con la regia di Luca De Bei Fresco, vincitore delle maschere del teatro con un testo teatrale.

Diario24Notizie: Sai già qualche data?

Francesca: No, è ancora tutto da decidere. Sicuramente il debutto avverrà in un festival teatrale nazionale, poi vedremo...

Diario24Notizie: Come hai conosciuto il concorso avamposti teatrali?

Francesca: Sono sempre molto attenta ai concorsi di drammaturgia. Giornalmente controllo i bandi e le scadenze anche perché è necessario confrontarsi, poi scrivere è il mio lavoro.

Diario24Notizie: A proposito: tu sei giornalista, scrittrice, attrice, addetta stampa, ma quale fra queste è la professione che più senti tua?

Francesca: Innanzitutto drammaturga, poi attrice, ma soprattutto drammaturga. Certamente non l'addetta stampa!

Diario24Notizie: Hai studiato tantissimo per svolgere il tuo mestiere, ma quanto conta la techné e quanto invece c'è di istinto innato?

Francesca: Lo studio disciplina il talento e l'istinto. Genio e sregolatezza sono una leggenda metropolitana. Genio e studio e costanza, sono una realtà.


Ultimo aggiornamento Giovedì 22 Settembre 2011 18:17