Quorum raggiunto. L'Italia ha detto quattro "SI" Stampa
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Scritto da Margherita Sanna   
Mercoledì 15 Giugno 2011 00:00

Dopo 16 anni (era del 1995 l'ultimo quorum raggiunto) di referendum falliti, quorum non raggiunti (il più duro da sopportare fu quello del 1999, sull'abolizione del voto di lista per l'attribuzione con metodo proporzionale del 25% dei seggi. Il quorum si fermò al 49,6%). Questa volta il quorum è stato raggiunto. Ma il merito di chi è? Non di certo dei partiti, ancora poco credibili nelle proposte e coerenze interne; nemmeno della televisione, che per tutto il tempo non ha informato. Ricordiamo, infatti, che perfino l'Agcom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) è dovuta intervenire per sollecitare la Rai, pena sanzioni, affinché fosse riservato maggior spazio all'informazione sul referendum, fino a quel momento (2 giugno 2011) totalmente insufficiente. Allora a che cosa è dovuta quest'inaudita affluenza alle urne (54%, con punte di 54,82% per il secondo quesito sull'acqua)?

 

Innanzitutto alla stanchezza dei cittadini, tassati, vessati, impossibilitati a raggiungere gli stessi posti di lavoro per i quali studiano, o senza nemmeno la possibilità di studiare, gli italiani si sono stufati. L'hanno detto alle amministrative votando candidati scelti da loro con le primarie, e l'hanno detto con quest'ultimo giro di boa, il referendum. Bisogna aprire una seria analisi sulla maggior affluenza per il quesito dell'acqua, perché è stato un fattore trainante, più ancora del nucleare. Di quest'ultimo il giudizio popolare era che in ogni caso non era fattibile, tantopiù che con il referendum precedente in Sardegna, l'Isola ha rifiutato il nucleare, ed era una delle sedi più papabili. Ma l'acqua toccava direttamente il portafoglio degli italiani, proprio di quelli che non hanno neanche il tempo e l'energia di guardare il tg, o leggere un giornale, di quelli che lavorano tutto il santo giorno, hanno famiglia, casa, e quando arrivano le bollette hanno paura anche ad aprirle e così le accerchiano con riti scaramantici. Loro sono andati a votare il quesito sull'acqua. Loro, che della barzelletta “privato più efficienza” non sanno che farsene. Loro, che i conti in tasca se li fanno e bene.
In secondo luogo, altro fattore trainante è stata la mobilitazione dal basso. Se n'è parlato in lungo e in largo in questi giorni. Il popolo dei social network si è impegnato in questa campagna con creatività ed energia, le manifestazioni nate dal basso, dalle associazioni, dai giovani, si sono susseguite. L'eco che ogni singolo video, foto, articolo, hanno avuto sul web ha raggiunto proporzioni vastissime, tali che i “canonici mezzi di comunicazioni” plaudono al nuovo modo di comunicare, che cambierà le prossime campagne elettorali. Un mondo, quello dei social network, creato da giovani e portato avanti in ogni parte del mondo da giovani, e meno giovani, che in quel mondo fatto di link e tag, ci si rispecchiano, ci si ritrovano, si esprimono, come altrove non è possibile, non più perlomeno. Da quando i tagli trasversali a tutto il mondo della cultura, hanno tagliato fuori i giovani d'oggi, che vedono sempre più lontana la possibilità di un posto lì, o almeno un posto sicuro, o un luogo in cui formarsi, crescere. Non c'è uno spazio fisico, e così si approda in quello virtuale. Eppure dal virtuale si riesce in qualche modo ad arrivare al reale, e si approda nelle piazze di tutta Italia a manifestare la propria gioia per òa vottoria ottenuta. È accaduto questo dunque. Berlusconi è finito come la sinistra annuncia? Certo, il Presidente del Consiglio non ha dato bella mostra di sé ieri sera scherzando sul bunga bunga nel 1811 con Netanyahu, ma perché non potrebbe essere anche quella una strategia per spostare l'attenzione? Il referendum, benché abrogasse leggi emanate dall'attuale governo, e sebbene fosse stato osteggiato dal Popolo della Libertà e dalla Lega, non può essere utilizzato come elettrocardiogramma della situazione politica attuale. Soprattutto perché, oggi, a distanza di 3 anni dalle elezioni che l'hanno visto stravincere, non ha ancora un vero e proprio candidato leader da opporgli e, per com'è l'attuale sistema elettorale, questo è un requisito essenziale per vincere.
Finalmente un referendum abrogativo ha avuto un riverbero evidente sulla popolazione. Ma per ricostruire il Paese ci vuole molto di più e, ancora, sembrerà forse un Paese dei Balocchi. 

 

Margherita Sanna

Ultimo aggiornamento Mercoledì 15 Giugno 2011 19:43