"Lo Ior è necessario, ma "fino a un certo punto Stampa
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Scritto da francesca columbu   
Domenica 12 Maggio 2013 00:00

Il Papa, durante l’omelia pronunciata nella Casa Santa Maria mercoledì 24 aprile, è intervenuto in merito alla banca vaticana: “La Chiesa non è un’organizzazione. Un cristiano che si chiude in se stesso tenendo nascosto ciò che Dio gli ha donato, non è un cristiano”.  Al termine della Santa Messa ha salutato i lavoratori sardi della E.On di Sassari, augurandosi “equa e rapida soluzione”.

Trascorsi pochi mesi dalla bufera giudiziaria che ha visto coinvolto lo Ior, per presunte operazioni di riciclaggio di denaro, Papa Francesco parla di necessità e del ruolo della Chiesa di Dio: “Tutto è necessario, gli uffici sono necessari, ma sono necessari fino a un certo punto”. Nella cappella, gremita di fedeli, sono presenti alcuni dipendenti dell’istituto vaticano e rivolgendosi a loro, ammiccando un sorriso, dice “ Scusate eh”, “Noi, donne e uomini di Chiesa, siamo in mezzo ad una storia d’amore: ognuno di noi è un anello in questa catena d’amore. E se non capiamo questo, non capiamo nulla di cosa sia la Chiesa”. Ancora una volta Papa Bergoglio trova il coraggio di affrontare temi, da sempre, ritenuti troppo delicati da essere professati fuori dalle mura vaticane e gli applausi dei fedeli echeggiano alla pari di un caloroso e sentito ringraziamento. In Piazza San Pietro, gremita da circa centomila fedeli, il Pontefice prosegue con parole che parlano di problemi sociali e di solidarietà. “Specie in questo tempo di crisi” dice, non ci si deve chiudere in se stessi “nascondendo ricchezze spirituali e materiali ma aprirsi, essendo solidali”. Parole che hanno scaldato il cuore dei 45 operai sardi che, indossando la divisa da lavoro, hanno colorato di arancione un angolo del sagrato. Papa Francesco ha voluto salutare la delegazione sarda, ricordando che una settimana prima l’udienza era saltata per un ritardo aereo, e che da mesi sono al centro di una vertenza lavorativa. Il Pontefice ha proseguito parlando della situazione economica che “in Sardegna e in tutto il Paese è particolarmente difficile”: “Serve un incisivo impegno per aprire vie di speranza” raccomandando il “rispetto dei diritti di tutti e specie delle famiglie”. Papa Francesco anche questa volta è voluto uscire dagli schemi, austeri e rigidi, del protocollo Vaticano per avvicinarsi al popolo, semplice e gentile, e parlare, a loro, attraverso le parole di Dio. Riprendendo la parabola dei talenti ha lanciato un messaggio forte: il brano evangelico “fa riflettere su come impegniamo i doni ricevuti da Dio” e “un cristiano che si chiude in se stesso tenendo nascosto ciò che Dio gli ha donato, non è un cristiano”. Il Papa ha voluto trattare argomenti delicati: politici, sociali e finanziari e infine si è rivolto ai giovani, ai quali ha lanciato un appello accorato affinché non rinuncino ai propri sogni: “La vita ci è data per donarla” aggiungendo poi: “Cari giovani, non abbiate paura di sognare cose grandi”. Nessuno dovrebbe smettere mai di sognare e di credere che il domani possa essere meglio del presente; nessuno dovrebbe pensare che non esista un domani. Nessuno deve credere mai che i colori sbiaditi di un giorno saranno perpetui per sempre.

Ultimo aggiornamento Giovedì 06 Giugno 2013 16:36