L’epilessia Stampa
Medicina - Medicina
Scritto da Sara Atzori   
Lunedì 20 Ottobre 2014 17:22

Quando un individuo presenta una possibile iperattività dei neuroni, è soggetto all’epilessia. Gli effetti di questa sindrome sono delle crisi molto forti accompagnate da dimostrazioni di perdita di conoscenza e attacchi convulsivi. Se non si interviene immediatamente sui pazienti che sono vittime di tale malattia, il rischio è un’insufficienza respiratoria.


L’epilessia è un’alterazione della normale attività dei neuroni. La stessa etimologia del termine è il greco "epilepsis", che significa "attacco". Quando si ha un attacco epilettico, si verificano delle allucinazioni visive, delle mancanze di concentrazione, dei movimenti improvvisi di braccia e palpebre, una dilatazione delle pupille. La durata media delle crisi è di circa un minuto. I classici fattori genetici, l’uso di droghe e alcol, l’interruzione improvvisa di determinati medicinali sono alcune tra le cause che possono provocare l’epilessia. Una lesione può causare un’epilessia di tipo sintomatico; fattori di tipo genetico e legati all’età sono alla base dell’epilessia di tipo idiopatico; una causa non precisa provoca l’epilessia criptogenetica.

Le terapie legate alla malattia riguardano l’assunzione di farmaci idonei a garantire una vita tranquilla ai soggetti, ma che non riescono a evitare l’insorgere della patologia. Si tratta però di una terapia che ha una durata lunga. In alcune circostanze, è possibile intervenire a livello chirurgico, rimuovendo la parte del cervello interessata dall’origine dell’epilessia. Attraverso queste cure, un’altissima percentuale di pazienti ha avuto ottimi risultati di equilibrio nella comparsa delle crisi. È difficile che esse si ripresentino. L’epilessia resta, ma non crea alcun problema grave al paziente.

È fondamentale non smettere la cura e stare sempre sotto controllo.

Sara Atzori

Ultimo aggiornamento Domenica 02 Novembre 2014 14:49