Cultura e biologia: una risposta dalle scienze cognitive Stampa
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Scritto da Elisabetta Gola   
Sabato 23 Giugno 2012 13:00

Gli esseri umani sono animali: umani, politici, sociali, ma animali. Il loro essere biologico è dato dalla loro animalità, il loro essere umani dalla loro cultura. In altri termini, gli esseri umani, unica specie nel pianeta a godere di questo privilegio, partecipano di una doppia natura: bologica da un lato, culturale dall’altro. Niente di più ovvio. Ma allora perché tanti pensatori, filosofi, sociologi, linguisti, biologi, hanno posto al centro delle loro riflessioni la dicotomia natura/cultura? Perché assistiamo a un dibattito secolare su una verità a prima vista inconfutabile?

Ines Adornetti ha pubblicato un volume dal titolo Buone idee per la mente. Fondamenti cognitivi ed evolutivi della cultura (Cuec, 2012) in cui dipana la questione in modo accurato, ma anche chiaro ed esaustivo, cosicché anche non addetti ai lavori e curiosi possano avvicinarsi all’argomento, comprendendo i termini e le ragioni della controversia e approfondendo le possibili vie di soluzione offerte dalle scienze umane contemporanee.

 

Di per sé il tema è tutt’altro che semplice, a cominciare dalla definizione di nozioni complesse come natura e cultura.  Per poterle esaminare da un punto di vista che sia il meno ideologico possibile e compatibile con le attuali conoscenze scientifiche a disposizione, la prospettiva adottata è quella genetico-evolutiva. Si esamina cioè il processo ontogenetico e filogenetico cercando di individuare da un lato le precondizioni  biologiche per il sorgere di ciò che chiamiamo cultura e, dall’altro, le specificità dei processi di apprendimento, adattamento, scambio sociale che consentono la trasmissione culturale. Lo sforzo che sottende l’argomentazione e che viene chiesto anche al lettore è resistere alla tentazione di dare una risposta evasivamente conciliatrice, puntando invece sulla possibilità di fondare un approccio che esamini nei dettagli i meccanismi in gioco nella dinamica dell’evoluzione della mente umana.

E per mettere alla prova la proposta teorica avanzata si sceglie un campo di indagine peculiare e coraggioso, l’antitesi per eccellenza di qualunque approccio evolutivo alla comparsa di proprietà specifiche degli esseri umani: la fissazione delle credenze religiose. Le credenze religiose e le relative rappresentazioni mentali presentano infatti l’interessante caratteristica, comune anche ad altri fenomeni cognitivi tipicamente umani, come il linguaggio per esempio, di presentare una straordinaria variabilità culturale e nel contempo condividere alcune proprietà di fondo comuni. Proprio l’individuazione del quadro di similarità che incornicia le diversità che contraddistinguono le differenti religioni è la chiave che porta alla possibilità di evidenziare i meccanismi biocognitivi a fondamento della costruzione culturale religiosa.

Un esempio per tutti, ma nel testo l’argomentazione è condotta con estrema finezza e completezza, è l’idea che all’origine della credenza nelle divinità vi sia la nostra forte predisposizione per l’identificazione degli agenti, ossia entità intenzionali mosse da credenze e desideri che danno avvio ad azioni e movimenti orientati ad uno scopo. Questa stessa tendenza ad ‘animare’ il mondo di oggetti inanimati la troviamo in altri fenomeni particolarmente umani, come l’uso pervasivo di metafore nel linguaggio. Anche altri animali comunicano, fanno uso di meta rappresentazioni, mentono, ma non fanno uso di metafore e non pregano. Come mai?

E qui ci si trova di fronte all’ultimo bivio teorico: si fronteggiano da un lato un’ipotesi esplicativa che vede la religione –come la cultura- come una forma di exaptation, un’adattamento evolutivo collaterale di funzioni predisposte per scopi originariamente diversi; dall’altro l’idea della costruzione della nicchia, dove per nicchia si intende nicchia ecologica “culturale”. I favori dell’autrice vanno a questa seconda ipotesi, mentre la prima viene giudicata ingenerosa nei confronti del contributo che all’evoluzione di homo sapiens ha dato la comparsa dei fenomeni culturali. Ma soprattutto si guarda con sospetto la ricomparsa dell’idea della doppia natura, biologica e culturale, che invece il costruttivismo supera introducendo l’idea che l’evoluzione si gioca anche a livello fenotipico, attraverso le modificazioni che avvengono al confine tra organismo e ambiente, nell’ambito delle loro stesse relazioni. Il lettore trova però nel testo tutti gli elementi per ricostruire una sua posizione autonoma e informata. E questo è senz’altro uno dei molti pregi di questo lavoro.

Recensione al volume di Ines Adornetti, Buone idee per la mente. I fondamenti cognitivi ed evolutivi della cultura, Cagliari, CUEC, 2011, pp.142, euro 12,00.

Ultimo aggiornamento Domenica 24 Giugno 2012 10:47