Le miniere in Sardegna Stampa
Sardegna - Sardegna
Scritto da Sara Atzori   
Lunedì 16 Febbraio 2015 12:06

La ricchezza della Sardegna risiede nel suo sottosuolo. Il territorio isolano è interessato da una quantità variegata di prodotti minerari. Gli Antichi erano a conoscenza di tale fama mineraria sarda e si insediarono nella Regione anche per una conquista di tipo metallurgico.


Durante l’Epoca Romana, la produzione maggiore era legata al piombo e all’argento e le zone maggiormente apprezzate erano quella dell’Iglesiente e quella del Sarrabus. L’attività mineraria era eseguita mediante lo scavo di pozzi verticali. I conquistatori successivi, i Pisani, proseguirono il lavoro di estrazione, continuando a scavare pozzi e gallerie e armati di strumenti quali picconi e cunei. Grazie a questo settore, Pisa si arricchì notevolmente, ma ben presto dovette lasciare campo libero agli Spagnoli, anch’essi bramosi della prosperità fornita dai minerali presenti nell’Isola.

Tra i giacimenti minerari più conosciuti, ci sono quello di Montevecchio, attivo dal 1865 al 1991; quello di Orbai, villaggio minerario ricco di galena; quello dell’Argentiera, che fu preso in gestione da varie figure, fino a quando, nel 1963, tale esercizio minerario si spense; quello di Seddas Moddizis, il quale fu riorganizzato e riportato in auge, grazie alla presenza di calamina; quello di Canale Serci, che fino al 1946 poteva vantare la presenza di cassiterite; quello di Su Zurfuru, nel quale c’era una grande quantità di piombo; quello di Perd’e Pibera, che era particolarmente ricco di molibdenite; quello di Osilo, che era costituito da 5 cave a cielo aperto; quello di Suelzu, dove prevalevano piombo, argento e zinco; quello dell’Argentiera, dove era stato costruito un apposito villaggio per i lavoratori delle miniere e le loro famiglie, e dove, già dal nome, si capisce che veniva estratto l’argento, fino al 1963.

Sara Atzori

Ultimo aggiornamento Sabato 28 Febbraio 2015 16:54