Incubo Default USA evitato Stampa
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Scritto da Margherita Sanna   
Lunedì 01 Agosto 2011 00:00

Default ufficialmente evitato in Usa. L'accordo è stato raggiunto, a caro prezzo. Il piano di innalzamento sul tetto del debito è previsto in due tempi (come volevano i repubblicani). La prima fase prevede un aumento pari a 900 miliardi di dollari; la seconda tra i 1100 e 1500 miliardi, condizionata dai tagli alle spese che devono essere stabiliti da una commissione paritetica nominata dai 4 leader democratici e repubblicani di Camera e Senato. Nessun aumento delle tasse, come urlano a gran voce i repubblicani, i Tea Party hanno vinto. I ceti più abbienti – che secondo la politica di Obama dovevano avere un aumento delle tasse – sono salvi. Un passo storico questo. Il Presidente ha creato un precedente ormai, la destra estremista sa che può utilizzare l'innalzamento del tetto di debito come un'arma di ricatto, e la userà ancora, come fa prospettare quest'accordo in due fasi. Anche le stesse agenzie di rating restano caute rispetto alle decisioni prese, nessun entusiasmo. Il default immediato era certamente una prospettiva remota, ma bisogna ancora che l'America dimostri di poter fronteggiare nei prossimi mesi, a febbraio 2012 infatti si discuterà il successivo aumento del debito. Il rischio downgrade – l'abbassamento della valutazione da tripla A (il massimo) – è ancora nell'aria dunque. Standard & Poor's infatti aveva stabilito una manovra di 4000 miliardi di dollari per fronteggiare la crisi e mantenere il livello da tripla A. Somma ben inferiore ai 2100 miliardi che la manovra – ora legge, Obama ha celermente firmato – ha stanziato, peraltro scaglionata in diverse fasi. Bisognerà vedere anche se questo “braccio di ferro” avrà un riverbero anche sulle prossime elezioni. Il Presidente Obama, tanto inviso alla destra radicale, aveva varato soluzioni ben diverse nel 2008 – 2009, oggi invece, accettare questo compromesso, ha significato per lui scendere a patti con temi a lui cari, come l'equilibrio sociale dato da una maggiore pressione fiscale sui ceti più abbienti, o come la sanità pubblica. Ha evitato – per ora- il default, certo, ma a quale prezzo? E quanto durerà questa pax?

Margherita Sanna