Figli d’arte e di papà Stampa
Sociale - Sociale
Scritto da Sara Atzori   
Lunedì 17 Novembre 2014 10:49

Appartenere a una famiglia nota comporta dei vantaggi e degli svantaggi. Questa situazione può rappresentare una grande opportunità, ma anche un peso che bisogna portarsi addosso per tutta la vita. Un nome può fare la differenza nell’ambito professionale e sociale.


Portare lo stesso cognome di un personaggio conosciuto può avere i suoi pro. È chiaramente possibile superare un concorso, perché il proprio padre o il proprio nonno sono importanti figure istituzionali e non è corretto mettere da una parte il parente di tali personaggi che godono di notorietà e rispetto. Oppure si potrà avere l’occasione di lavorare nel settore dove lavora il proprio genitore, come la classica situazione delle famiglie dei notai: i notai sono tutti figli e nipoti di notai. Il padre o il nonno non mancheranno di garantire l’accesso al proprio famigliare in un dato ambito professionale, senza alcun ostacolo. Per il figlio di un artista, che sia un attore, un regista o un cantante, sarà semplice trovare il modo per fare carriera nel mondo dello spettacolo.

Essere figlio d’arte o di papà implica anche dei fattori contro. Si potrebbe essere esclusi e considerati degli individui che certamente non rappresentano delle figure di self-made man. La propria carriera è legata a un cordone che non si potrà mai tagliare. Tutto si trasforma in incubo, perché la società comincia a tacciare questa persona di nepotismo e ad affidargli un nome che lui non desidera avere, perché causa di insuccessi. Si verifica uno stato di assenza di meritocrazia e l’individuo viene accusato di aver ottenuto un determinato ruolo, perché "figlio di", ma non per capacità o bravura.

È certo che in tali circostanze l’appoggio è utile per entrare, ma non per restare. In quel caso, è necessario mostrare i propri meriti professionali.

Sara Atzori

Ultimo aggiornamento Domenica 23 Novembre 2014 12:11