Il difficile lavoro degli insegnanti: ora a rischio in Giappone Stampa
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Scritto da Daniela Vargiu   
Martedì 17 Agosto 2010 12:08

Il lavoro dell’insegnante è difficile, si sa. Compagni ed educatori nei nostri primi - ma non solo - anni di vita, gli insegnanti delle scuole sono delle figure fondamentali per la nostra crescita. I tempi in cui ad una risposta sbagliata o ad una chiacchiera di troppo seguiva il buon vecchio colpo di bacchetta sono passati, ed i racconti scolastici dei nostri nonni e genitori ci sembrano ormai lontani anni luce. Accusati di interferire con l’educazione dei giovani, gli insegnanti sono oggi considerati, a torto, solo degli semplici addetti alla formazione dei ragazzi: formazione appunto, non educazione.  Guai a chi “osa” sgridare i poveri alunni.

 

Sono tempi  duri per il mondo scolastico, non solo perché  per diventare insegnanti vi sono regole sempre più ferree, anni di tirocinio e precariato sicuro, ma soprattutto per il clima sempre più ostile verso questa classe di lavoratori, che sempre più spesso deve abbassare il capo di fronte alla maleducazione degli alunni e degli stessi  genitori.

A tale proposito pare che la situazione stia diventando drammatica in Giappone: nelle scuole giapponesi dilagano i monster parents. Neologismo coniato proprio per una categoria di genitori destinata ad allargarsi, e non solo in Giappone: si tratta di quei genitori incontentabili, che fanno impazzire gli insegnanti, e che hanno certo le idee confuse in fatto di educazione dei figli. I giornali giapponesi scrivono esempi clamorosi, come il suicidio di un’insegnante di una scuola materna, nel 2002: si diede fuoco davanti alla scuola, poiché era divenuta bersaglio di pesanti rimproveri da parte dei genitori di  un bambino. Al suo avvocato l’insegnante aveva lasciato una lettera, in cui scrisse: “ Mi dispiace, ma in questi quattro mesi ho perso il rispetto di me stessa”.  Altro caso è quello di una maestra elementare di 23 anni, suicida anche lei nel 2006 dopo pochi mesi di lavoro, proprio per le pressioni subite dei genitori. Casi di suicidio a parte, le cifre parlano chiaro: il Ministero dell’Istruzione giapponese conta nel 2008 ben 5400 insegnanti di scuole elementari con disturbi mentali. I dati sono triplicati nel giro di dieci anni, e 26mila insegnati con altri operatori scolastici hanno da poco stipulato un’assicurazione contro azioni legali  da parte dei bambini; per i docenti di Tokio è stato poi emesso un manuale di consigli su come reagire di fronte alle pressioni eccessive dei genitori.

 

Se fino a dieci anni fa gli studenti giapponesi erano ai primi posti nel mondo circa il rendimento, una politica di permissivismo adottata nel 2002 dal governo li ha fatti rapidamente scendere: nel 2006 erano finiti al quindicesimo posto per la lettura e comprensione testi.

I dati che ci arrivano dal Giappone  sono chiari e drammatici, e devono servire come campanello d’allarme per le scuola europee e mondiali:  forse le bacchette usate ai tempi dei nostri nonni erano eccessive, ma l’insegnante deve difendere il suo diritto all’educazione dei giovani, oltre alla loro formazione, ed accompagnarli  negli instabili anni giovanili. Ed forse un corso di educazione non sarebbe male  anche per i monster parents.

Daniela Vargiu

Ultimo aggiornamento Martedì 17 Agosto 2010 13:07