Non è un paese per lavoratori Stampa
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Scritto da Luisa Cocco   
Mercoledì 25 Aprile 2012 08:14

Maschilismo o no, è un dato di fatto: anche per quest’anno l’Italia si riconferma il paese delle casalinghe. Sono quasi 5 milioni, infatti, le donne che per necessità o per scelta si dedicano esclusivamente alla casa e alla famiglia. Un vero e proprio esercito di massaie, dunque, quello fotografato dagli ultimi dati Istat nella sua indagine sulle forze lavoro del paese; soprattutto se si considera che ad essere chiamata in causa è soltanto quella fetta della popolazione in età lavorativa, che va dai 15 ai 64 anni. L’indagine inserisce le casalinghe e i casalinghi tra gli inattivi, le persone cioè né occupate né disoccupate, ai margini, quindi, del mercato del lavoro. A sorprendere il numero delle giovani, 800 mila soltanto le under 35, che per mestiere badano alle faccende domestiche. Un quadretto ben poco confortante che, se anche si considera il calo del fenomeno registrato negli ultimi anni, certo non fa ben sperare per il prossimo futuro.

Decisamente in controtendenza rispetto al passato, ora infatti i rinforzi arrivano anche dalla controparte maschile: complice la crisi economica continua a crescere il numero di uomini che dall’oggi al domani si è ritrovato senza più un posto di lavoro, alle prese con pappe e pannolini. Categoria prima inesistente, la quota dei casalinghi ufficiali resta comunque marginale (63 mila in età lavorativa e 85 mila dai 15 anni in su): si tratta perlopiù di famiglie non tradizionali dove magari a causa di particolari contingenze è lui e non lei a doversi rimboccare le maniche per i lavori di casa.

Un fenomeno che, generi a parte, non sembra mollare la presa sul paese con una maggiore concentrazione nel Mezzogiorno dove rispetto al 2004 è cresciuto in modo dilagante. Basti pensare che nel sud le casalinghe superano le occupate per farsi un’idea della sua allarmante diffusione. E fin qui è stata considerata soltanto la classe 15-64 anni ma se si allarga il campo al totale delle donne over 15, il numero arriva a 7 milioni 806 mila. Ma come si concilia questa immagine, un po’ anacronistica, della donna come “angelo del focolare” con quella di madre in carriera e professionalmente appagata proposta dalla nostra società? Si potrebbe liquidare la cosa come una delle tante inestricabili contraddizioni dei nostri tempi oppure più verosimilmente si potrebbe attribuire  a una certa cultura maschilista,  ancora dura a morire, la causa di questo impossibile sdoppiamento di ruoli. Certo è che le donne costrette a stare a casa sono davvero numerose e se anche tra queste c’è chi decide consapevolmente di dedicarsi alla famiglia, la maggioranza non sembra avere altra scelta: mancanza di lavoro, bambini o genitori troppo anziani da accudire sono infatti tra le cause principali di questo stato.

Luisa Cocco

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 27 Aprile 2012 12:36